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La morte a Venezia 5 gennaio 2007

Posted by stojil in venezia.
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Su Venerdì di Repubblica di oggi compare un articolo (a firma Antonella Galli), dal titolo “Non ditelo a nessuno: Venezia d’inverno è strepitosa”, in cui si elencano alcune attività culturali che si concentreranno nei mesi a venire nell’ottica di “Inverno Veneziano”. Il cartello è certamente interessante, e la concentrazione di eventi eccezionale, ma propria questa eccezionalità sottolinea le caratteristiche della produzione culturale veneziana.

Si tratta, in altri termini, di una produzione passiva e/o orientata all’attrazione di turisti. È passiva nel senso che, rilevate le debite eccezioni, essa si riduce a una continua riproposizione di prodotti culturali ereditati dal passato, iniziando da chiese e monumenti (splendidi, questo non si discute) e finendo con opere liriche e teatrali. Ed è orientata ad attrarre turisti nel senso che la produzione attiva di cultura (le varie biennali, ad esempio), avviene per macro-eventi, pubblicizzabili, pubblicizzati e, pur anch’essi estremamente apprezzabili, fruibili da un pubblico sostanzialmente non veneziano.

Al contrario, è quasi completamente assente una creazione di cultura quotidiana, che emerga dalla prassi anziché dal grande exploit.

Le cause sono molteplici. Da un lato le istituzioni sembrano maggiormente interessate alle sorti del turismo che a quelle della cittadinanza, e se è vero che Venezia senza turisti non può sopravvivere, è lecito chiedersi se possa farlo senza cittadini, o con dei cittadini che in realtà tali non sono, occupandosi di Venezia esclusivamente in relazione ai propri interessi di bottega.

In secondo luogo, le condizioni di vita veneziane non incoraggiano la residenzialità e il policentrismo urbano veneto ha scoraggiato il sorgere di un centro culturale regionale, determinando una diffusione su tutto il territorio della regione dei cosiddetti intellettuali e artisti.

In terzo luogo, grandissima parte del corpo studentesco universitario è composto da pendolari, a causa, ancora una volta, della vicinanza dei centri da cui provengono, che permette loro spostamenti quotidiani e del fatto che la maggior parte dei corsi universitari rintracciabili a Venezia (con l’eccezione, ad esempio, di quelli legati allo Iuav e, in misura minore, a Lingue e Letterature Straniere) sono comuni a molte altre città universitarie. Tutto ciò porta a una limitazione dell’afflusso di studenti provenienti da aree geografiche distanti e dunque una vita universitaria attiva.

L’intrecciarsi di queste cause fa sì che la soluzione sia estremamente difficile da rintracciare, senza dimenticare che per essere praticabile tale soluzione dovrebbe essere condivisa da chi la dovrebbe mettere in pratica e da chi dovrebbe beneficiarne.

[continua…]

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